TESTIMONIANZE
- Giulio Carlo Argan
- Leopoldo Attolico
- Berenice
- Franco Bochicchio
- Enrico Buda
- Rino Cardone
- Nicolò D'Alessandro
- Antonella Dicorato
- Michele Finizio
- Harry Harris
- Dante Maffia
- Corrado Marsan
- Sandro Montalto
- Ugo Moretti
- Franco Palumbo
- Carmine Pietrapertosa
- Biagio B. Propato
- Luigi Rigoni
- Vito Riviello
- Fiammetta Selva
- Lucio Tufano
- Ernest Zeisler
- Giuria "Oscar d'oro"
Un contratto creativo
di Vito Riviello
Forse fu lui ad aprire un occhio, io a muovere le labbra, a fumare insieme, a viaggiare in una cantina o in una chiesa, prima di raggiungere le vocali colorate di Rimbaud.
Negli anni del liceo-acquario, i maestri sepolti, gli amici adulti, Scotellaro e Ranaldi, le ragazze alla fine del tango.
Che razza di vita! Se non ci fossero le date, le cerimonie, gli inni, ora non saremmo costretti a ricordare come ladri che si costituiscono.
Per il compianto o la gioia dei parenti, per quel che ci rimane di quel giorno che la mimosa, il drago verde del fiume.
Abbiamo solo rinviato un appuntamento, avevamo fastidi da cui difenderci, vincoli pieni di notte, riti usuali, confessioni divenute tali per aver espresso, nella mitologia della distrazione, un desiderio al ciliegio.
Per esserci appartati un minuto in un autobus di anni che non chiedevano altro che l'amore in piazza, la proclamazione araldica, il sociale squillo di tromba, l'editto.
V'erano cieli azzurri di valenti suonatori di violini, e santi da far dispetto ai giocatori di morra, ai frombolieri di nidi.
Vi era un'erba alta da coprire il sonno delle bestie e delle principesse.
Vi erano fanciulli che conoscevano a memoria i nomi delle stelle e classificavano i fiori.
Eppure la maggior parte delle cose apparteneva a proprietari rapaci e umanisti, le cui azioni erano manifeste nel delitto bianco e nero.
Nel tempo in cui si sta sempre assieme, come un rione o una vigna, legammo i nostri animi contro la demenza, il sopruso, l'avarizia.
Ma la vita spesso ti disunisce, vuole contarti, fare una somma indifferente della comunione e del concerto.
Siamo fuggiti, non ci siamo dispersi.
Non sono andato alle sue nozze, ho immaginato che appartenesse solo alla vecchia ispirazione.
Non gli ho voluto far visita, ripetere gesti consumati da secoli.
Mi spaventava vedere la sua fanciulla
"sogno di miele sotto la luce
calda del sole"
ingabbiata nelle vesti professionali di una signora dell'era tecnologica.
Mi avrebbe offerto un punt-mes e non le mele del nonno o il vino di quando si beveva dalla figlia del vinaio
"dipinta sotto la volta
la posso immaginare
angelo lucano.
Il padre dietro la porta
ascolta la sua anima cantare...".
Sono venuto alla sua mostra, qui ci dovevamo incontrare, e non per cercare ricordi o sospiri, ma per mantener fede a un patto di ragazzi.
Poteva essere tutto fragile, precario, forse un soffio più forte e saremmo spariti dalla scena.
Molti colpi ci sono stati inferti, il tempo ha pure ricamato qualche graffio sui nostri visi etruschi, lungo le coste della storia qualche giustizia si è attuata, qualche sorriso è stato distribuito.
Quasi niente che ci possa far vivere con estasi, anche il nostro incontro è provvisorio.
Prima che l'angelo passi e dica amen, ci piacerebbe vedere il mondo capovolto nel mare del bene, mappa di una luna più grande e importante di tutte.
Il terreno su cui ci siamo incontrati non è rivestito da tappeti orientali ed agrari nè da moquettes asettiche ed industriali ma dalle tavole colorate della sua invenzione, fughe di polveri stellari, abissi marini, pareti di un io resistente alle formali compiacenze delle convenzioni, segni naturalistici di feudi ironizzati e sguardi di antiche rappresentazioni, qualcosa perduta, sospesa in un vento basso, senza forza né suono.
Un mondo che si svela con l'intenzione di essere sguainato per gli innocenti, perché la paura e la morte, i ricordi e le turpi storie, vengano smascherati per un principio umano, per una stretta di mano dopo la firma di un contratto creativo.
