TESTIMONIANZE

Scheda su "Einstein: i vincoli dello spazio"

di Sandro Montalto

 

La poesia di Pedota è in stretto rapporto con la sua opera pittorica, della quale abbiamo alcuni esempi nei disegni che accompagnano il volume: abbozzi approssimati di forme e profili noti, quotidiani o stereotipi, universi che si ritirano in se stessi e se stessi attraversano, nitidezza del tratto a delineare un mai fermo tessuto magmatico, fagogitazione di materiali e loro restituzione in un trasparente fluido che li mantiene riconoscibili.

I vincoli dello spazio sono ciò che noi soffriamo, ciò che ci impedisce di lib(e)rarci nell'infinito e che ci lega al tempo, il cui scorrere avviene a prescindere da noi ed obbliga il malaticcio desiderio di onnipotenza umano ad accontentarsi del "gioco d'eterna babele", in questo volume ricco fino all'opulenza dei più eterogenei elementi, ai limiti estremi dell'ostentazione: in quella che il prefatore Luigi Reina chiama giustamente la "tavolozza materica" dell'autore si affollano voci e (soprattutto) nomi di antichi, moderni e contemporanei filosofi, scienziati, mistici, scrittori, miti, pittori e musicisti, "metafisici istrioni" che ci fanno viaggiare dai cessi di Manhattan ai territori lontani di Shaharazad, magari passando un attimo per i camini di Dachau. Ecco che Einstein non può essere il nume di questo libro, in quanto la sua mente sarebbe intimidita dal divino, incapace di "esperienze sublimanti" e lontana dalla personalità demiurgica dell'autore.

Relitti membra strappate e galvanizzate si susseguono, tirate dai fili di un autore dispotico nel costringere i "miei chierici cauti girasoli / [che] annusano sempre da distanze immani / il fiato del potere / ipotenusa di un trapezio di vele / sghembe per ogni vento" ad osservare il tutto che, già noto, si ripropone.

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