TESTIMONIANZE

Pittura sovvertitrice Pittura dell'inconscio

di Fiammetta Selva
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Pittura sovvertitrice ma unità di intenzioni e di propositi, ostinazione caparbia del pittore Giuseppe Pedota, lucano d’origine, innestato con inguaribile ed esasperato individualismo tra i guerriglieri della macina industriale.

Un giorno dopo l’altro, strappato al design il fiuto di questa pittura d’anima con smarrimenti e differenze, segretamente pianificata tra metafisico e surreale in una prospettiva semiotica oltre il dato letterale di Jojce e di Kafka.

Il giro eliotiano di “nascita, copula, morte” s’innesta nella visione di una Lucania delle origini; il moto ondoso e oscuro delle materie ha nei paesaggi di pedota il ritmo dei tornanti, l’urlo dei bufali e dei cinghiali, il passo furtivo delle donne nere d’occhi e di vesti, l’amore stregonico.

Di contrasto la follia meccanicistica, smonacata, impudica della civiltà del consumo imprigionata nei derivati mitteleuropei che narrano  - fedeli all’estrema libertà del mezzo -  il significato della devastazione, dell’ambiguo incontro per raptus dei sensi e della mente.

Surreale, informale, espressionista, astratto, surrealista? Perché esasperare le tendenze? Sono tutte presenti.

Ma è sempre il geroglifico dell’inconscio ad aver ragione delle dissonanze squisite, del valore morale ed etico di questa pittura emblematica e primitiva, inquietante per l’inventiva di un’eleganza sottile e misteriosa, associata idealmente a Ernst, Braque, al Mozart del “Requiem”.

È nato un pittore per reazione ai cilindri, alle sfere, ai laminati plastici, al design: un pittore per nuove architetture primigenie, un pittore ironico, struggentemente poetico, guidato dalla madre-terra di Lucania – antica e provocatrice.

Roma, 1968

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