TESTIMONIANZE
- Giulio Carlo Argan
- Leopoldo Attolico
- Berenice
- Franco Bochicchio
- Enrico Buda
- Rino Cardone
- Nicolò D'Alessandro
- Antonella Dicorato
- Michele Finizio
- Harry Harris
- Dante Maffia
- Corrado Marsan
- Sandro Montalto
- Ugo Moretti
- Franco Palumbo
- Carmine Pietrapertosa
- Biagio B. Propato
- Luigi Rigoni
- Vito Riviello
- Fiammetta Selva
- Lucio Tufano
- Ernest Zeisler
- Giuria "Oscar d'oro"
Pittura sovvertitrice Pittura dell'inconscio
di Fiammetta Selva
Pittura sovvertitrice ma unità di intenzioni e di propositi, ostinazione caparbia del pittore Giuseppe Pedota, lucano d’origine, innestato con inguaribile ed esasperato individualismo tra i guerriglieri della macina industriale.
Un giorno dopo l’altro, strappato al design il fiuto di questa pittura d’anima con smarrimenti e differenze, segretamente pianificata tra metafisico e surreale in una prospettiva semiotica oltre il dato letterale di Jojce e di Kafka.
Il giro eliotiano di “nascita, copula, morte” s’innesta nella visione di una Lucania delle origini; il moto ondoso e oscuro delle materie ha nei paesaggi di pedota il ritmo dei tornanti, l’urlo dei bufali e dei cinghiali, il passo furtivo delle donne nere d’occhi e di vesti, l’amore stregonico.
Di contrasto la follia meccanicistica, smonacata, impudica della civiltà del consumo imprigionata nei derivati mitteleuropei che narrano - fedeli all’estrema libertà del mezzo - il significato della devastazione, dell’ambiguo incontro per raptus dei sensi e della mente.
Surreale, informale, espressionista, astratto, surrealista? Perché esasperare le tendenze? Sono tutte presenti.
Ma è sempre il geroglifico dell’inconscio ad aver ragione delle dissonanze squisite, del valore morale ed etico di questa pittura emblematica e primitiva, inquietante per l’inventiva di un’eleganza sottile e misteriosa, associata idealmente a Ernst, Braque, al Mozart del “Requiem”.
È nato un pittore per reazione ai cilindri, alle sfere, ai laminati plastici, al design: un pittore per nuove architetture primigenie, un pittore ironico, struggentemente poetico, guidato dalla madre-terra di Lucania – antica e provocatrice.
Roma, 1968
