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Viaggio all'origine dei sogni
di Corrado MarsanPedota, un attento “scrutatore” della figura umana e di tutti i possibili “ambienti” che la circondano o che la racchiudono, tra tensione lirica e tensione ideologica, come in un ansioso e suggestivo viaggio alle origini dei sogni, degli incantesimi e dei misteri. Anche dei miraggi o delle folgorazioni.
Indubbiamente l’indole di Pedota è meditativa, volta, cioè, alla forza dei contenuti: le forme e i profili delle sue “prime donne” e delle sue “comparse”, sono una sorta di vetrofanie e di fotogrammi all’insegna di un fascinoso raccordo di luci e ombre, di rarefazioni e di intensità lampeggianti, di pieni e di vuoti, ma sono anche presenze e ritmi allo stato di “emozione elementare” e di filtro mnemonico, di struttura grafica e di carica emblematica. Di qui la limpida e coerente ricerca espressiva di Pedota: una ricerca sottesa, di sequenza in sequenza, da un singolare e inequivocabile tono etico, così appropriato a stabilizzare il suo lirismo puntualmente dibattuto tra stile e metodo e tra progetto e destino. E l’immagine che penetra, di continuo, lo spazio poetico del microcosmo di Giuseppe Pedota è elaborata e rielaborata, nei valori portanti delle facce pittoriche, per mezzo di un sistema di deflagrazioni, di soste improvvise, di interne aurore e di cupi ristagni che via via si condensano e si rigenerano nei flussi e nei riflussi della materia. Non è dunque, la ricostruzione imitativa di un fenomeno o di una formula specifica, ma il rivelarsi di una visione globale che è sede e veicolo, parallelamente, della propria identità e del proprio mutamento.
