TESTIMONIANZE

Messaggio

di Michele Finizio

Giuseppe Pedota è morto. E’ andato altrove nell’ignoto.

Un artista eclettico, straordinariamente impossibile.

La Lucania, sua terra di nascita, lo ignora, come lo ha ignorato quando era in vita. Ma una contrada provinciale non era nelle aspirazioni del maestro Pedota. Egli esplorava il mondo, egli penetrava il cosmo. Con la sua pittura spiegava l’arte dell’universo e dei numeri come nessuna teoria matematica e fisica è riuscita a fare.

Eppure, questo strano uomo, apparentemente superbo e presuntuoso, ha costruito la propria identità artistica sulle categorie dell’immenso e dell’infinito.

Ha conosciuto Sartre. Borges gli ha dedicato una poesia. E’ stato un artista contro, ma ha amato l’arte pura, invendibile.

Sono orgoglioso di averlo conosciuto, sono orgoglioso di aver consumato con lui pane formaggio e vino, nella mia casa strana della mia strana vita come amava ricordarmi.

Nelle ultime settimane di vita diceva di essere un vecchio leone immortale. Aveva ragione. Non è morto.

E’ stato amico di Carlo Levi, amico nemico di Vito Riviello, amico di Rocco Scotellaro. Nell’intimità, è stato, un critico feroce di Alda Merini. Un pittore, un poeta, uno scultore. Amava il mistero e quindi anche se stesso.

Diceva che sono un uomo di pasoliniana memoria, triste e rivoluzionario.

Aveva ragione, ma oggi sono più triste che rivoluzionario.

Ciao Giuseppe, datti una calmata adesso, perché in cielo ci sono poteri molto suscettibili.


maggio 2010

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