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Dedica della poesia "Un giorno mi dirai"
di Leopoldo AttolicoLa mia poesia/testimonianza dedicata tanti anni fa a Giuseppe, rende giustizia - credo molto parzialmente - al suo lavoro: è solo un testo umorale, "di pelle", che lotta come sempre contro l'inadeguatezza delle parole e con l'emotività mediata dall'affetto e da un rapporto personale privilegiato.
Siamo stati sempre come fratelli: io come disadattato "di ruolo" (insegnante mancato finito in banca per problemi famigliari) e lui talentuoso accanito eslege fuori dal giro per scelta. C'era tutto il terreno adatto per una reciproca spontanea solidarietà che però non avrebbe potuto avere un futuro senza lo zoccolo duro d'una comune pulizia morale ed etica e d'una identica idea di giustizia sociale. Tutte parole, queste, che appaiono scontate e retoriche ma che erano l'humus delle nostre conversazioni. L'arte veniva dopo. L'arte per lui era uno zombi imponderabile, un mistero che accade perchè "siamo agiti". Ma per lui - e me lo diceva sempre - alla base della creatività v'era in primis l'umano in tutte le sue espressioni, quello che si confronta con la negatività i malesseri i veleni in virtù di un'idea di pulizia, di autenticità e di bellezza superiori, imprescindibili. Una sua idea di "verità" che non potevo non condividere. Da qui l'idiosincrasia per i compromessi, per lo squallore utilitaristico del do ut des, per le questue patetiche/ridicole; in definitiva per la falsità e l'ambiguità che avvelena il mondo dell'arte.
Di Giuseppe mi resta il ricordo di un ragazzo cresciuto, di un'innocenza primordiale fuori da questo mondo, ma anche di un'energia antagonista - rispetto ai referenti di cui sopra - che non era mai sterile/scettica lamentazione ma progetto alternativo, ideologia, prospettiva di riscatto, affrancamento dai falsi miti dell'inautenticità e dei suoi disvalori. Utopia, certamente, ma che voleva dire intransigenza e onestà intellettuale per stare al mondo da uomini liberi e senza scheletri nell'armadio, accettando come un dono il privilegio della creatività, senza degradarlo a strumento di potere e di dominio delle coscienze.
Caro Giuseppe, caro fratello mio per sempre.
Roma, 27 giugno 2010
La poesia "Un giorno mi dirai" si trova nella sezione "dedicato"
