DEDICATO

Ancora a G. Pedota

di Luigi Celi

 

Il mio amico - viaggiatore del tempo -
ha dedicato il suo canto
a una madre d'indefinito travaglio

penso anch'io a verità più profonde
della monocorde apparenza

nascesti "da un sogno tuo acerbo
di granoverdemaggio"
dal Vuoto che inebria
nella musica lieta del Volo
"per strade di vento"
precipitasti per la valanga dei mondi
nei calanchi d'Idra di Genzano
labirinti del gelivo tempo
in pienezza di dissipate rinascite
cercavi un perno che fungesse da cardine
all'universale a-cosmia?

"equazione dell'infinito" è il principio materno
specchia salde radici  verdi virgulti
e campi dove germinano
quei lampi dell' "immisura"  che odorano
di nivei stupori  di galassie smarrite
nell'oblio traslate da cervelli alieni
per ibernate stelle...

salpando
"come nave sospesa a una vela di stupore"
- impossibile fuga -
hai solamente dipinto capovolte distanze delle madri
rebus per dipanare
"i tortuosi sentieri del minotauro"?

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