DEDICATO

Le tele del mistero

di Carmine Pietrapertosa
immagine testimonianza

 

(Poemetto in tre atti per Giuseppe Pedota)

I – il viaggio

il nuovo etereo approdo?
… come sempre: celato ai più
cariatidi immobili
che veleggiano su scafi di cartapesta
mordendosi la coda
sbavando verità improbabili

ed ancora occorre l’indomito arpione
uncinato audace gagliardo tenace
e catene per non perdere l’ormeggio
il nesso la congiunzione
che facile è smarrirsi non più rintracciare
la quieta linea piattapurpurea del pensiero

un saggio genio canuto muove le pale
finalmente
solchiamo mari addensiamo materia
fino a farne diamanti fino a farne brillare la luce

si viaggia la mente è rapita anzi si vola
su bozzoli di carne in-dimenticata e compresa
proiettati e persi su curve e spirali
cercando

l’affanno o la gioia è la cascata di numeri
la relazione che unisce e divide
come sorgente di vita in perfettequazione
l’infinito

è lì vero e puro
cosmos agramaro
nelle spire dell’elica
che genera e muove flussi e agita venti

è mai esistito l’approdo?
davvero vago ne è il ricordo
ma la memoria lieve è un flashback incoraggiante
ci siamo stati!

il valico s’intravede
tra mille e mille astri confuso sul curvo orizzonte
immensa scintilla iridescente sfavilla
ammicca sornione ci attende

può essere varcato
nonlimite a intendimento e comprensione
è una forca caudina
esige battaglia e sangue e morte

reclama l’abbandono dello scudinvolucro
la chiara intuizione sancisce rivolgimenti
è stupore il turbamento
pretende resurrezione

il viaggio invoca il ritorno
desiderio appagato e ormai sazio
di stelle mobili sul margine di tutto
è stupore

abbiamo mai intrapreso
questo viaggio in-terminato e concluso?
è stupore

sulle tele del mistero
la violacciocca nel campo è riemersa a nuova vita
è stupore

stupore nitido sereno stupore
comessere al centro dell’uragano
consapevoli di nonessere

abbiamo viaggiato nei coriandoli di luce
ma siamo tornati e pure volevamo restare
nel prodigio dell’incanto

crogiuolo di comete evanescenti
come bimbi che incerti
si accingono ad essere

a Giuseppe Pedota il 10 gennaio 2007


II – l’approdo

getta l’ancora  siamo arrivati
… squizzle
ma che razza di posto è questo
un Miogaror blucobalto a perdita d’occhio
e la stella è ormai lontana
persa tra le altre indistinguibile

siamo immobili qui dove im-moto è il tempo
nell’oscuro ventre della vacca cosmica
in questa babele materica
l’era è al termine
caos e ordine e ancora caos
d’ora in poi sarà resurrezione

inoperoso il telaio tra le radici di Yggdrasil
stanche le tre fanciulle le corde finite
conclusi gl’intrecci sull’arazzo delle Norne
il ruscello cristallino dell’antica cosmogonia
tace
l’era è al termine

sciami di mondi immobili attendono il sussurro
erranti esistenze svanite epoche passanti
indugiano incerte le folle dell’apocalisse
sul brusio di fondo s’ode il bisbiglio
si ode indistinto il canto dell’universo
d’ora in poi sarà resurrezione

qui è l’approdo del rostrOdisseo
vago e determinato getta l’ancora
mentre sorride il mio anfitrione
scocca il dardo infuocato
sorride Babele sorride l’era
l’era morente ci sorride

e crolla il vuoto si arrende

cessato il furore placata l’ira
come Telemaco esausti
guardiamo la scia luminescente
la spiravermiglia si spegne nel vento
il duetto di Algol è un tenue bagliore
tra gli ultimi palpiti di Schedir e Sirrah

lungo tutto il piattorizzonte
è silenzio e pace e quiete apparente
piegata l’inutile vanità Cassiopea
nuda e pura M31 giace e attende
il suo terrificante mutaforma
l’urlo del Ghoul Ghoul Ghoul

se l’era è al termine
questo è il regno dei demoni
il mio Dàimon consiglia moderazione
in prudente attesa
la madre dell’universo ha dato principio
al suo blucanto sommesso

percuote le corde e soffia nella siringa di Pan
un suonoliquido tenue esplode improvviso
colori animati occhieggiano
negli ammassi di nebulose spente
Bartòk nelle vesti di magister puerorum
dirige la sua furente infinita rapsodia

abbiamo viaggiato nei coriandoli di luce
ed è stato stupore e paura
ma siamo sopravvissuti
e siamo infine approdati
ed è prodigio e magia e incanto
è dunque resurrezione?

s’avverte il palpito freme l’orizzonte

finito il tempo il futuropassato
danza lieve e canta l’universo
dall’estremo curvobordo
gorgheggia la sua nenia e danzano i mondi
danzano le cosmicospirali in lenta catarsi
un amplesso etereo che penetra lo spazio

archè e logos fusi in uno struggente tango latino
la perfettequazione con massa ed energia
che si rincorrono al quadrato della luce
è un orgasmo cosmico che scuote l’universo
è metamorfosi è mutamento e transito infinito
verso il gomitolo delle cronomultiple dimensioni

è fine e principio è resurrezione finalmente
Witten perduto nel dedalo del suo sogno
ha però osservato il dipinto degli universi
tracciate le vibranti stringhe
le cromatiche note della melodia
rimbalzano nei venti e si espandono

sulle tele del mistero
la violacciocca nel campo è nuovamente in vita
riaffiorano le purpuree curvilinee del pensiero
l’approdo appeso all’albero della conoscenza
mio buon mentore
resta comunque irrisolto

a noi basta l’ultima curiosità di Pandora
Elpìs dono remoto
terribile e gioiosa speranza di un Ragnarök
albeggia incorrotto un nuovo giorno
nei colori e sulle note di un canto
s’ode la primigenia melodia e danzano gli universi

ciao nuovo sole
ciao nuovo mondo

ciao

a Giuseppe Pedota il 16 febbraio 2007


III – il ritorno


gode del pensiero assoluto
il Ghoul non ha gremito la sua ultima preda
resta l’urlo dei deserti planetari
all’approdo al termine del tempo
ho sfiorato appena il monolite sapiscente

ma ne serbo il ricordo nelle
sinapsi interstellari è un viaggio sospeso
il caleidoscopio degli universi un magnificat
amplificato in plurimi infiniti spasmi
come un magico cosmogonico frattale
pulsa distrutta e sepolta la mia Gomorra


ho contemplato vita senza limite e confine
e conosciuta la quieta assenza
sfolgorata la mente nelle viscere del gorgo
la silente pantomima nelle tele del mistero
è risorgimento primordio
cosa è mai questa resurrezione infinita?

sto per essere

divergo dal sogno
o dalla realtà?


a Giuseppe Pedota il 20 febbraio 2007


 

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